La seguiva ormai da giorni, lasciava tra la sua macchina e quella di lei sempre qualche decina di metri, non voleva che lei sospettasse qualcosa. Era due mesi che faceva così, al lavoro, quando usciva con le amiche, dopo la palestra e quando rientrava.
Lei era bella da togliere il fiato, aveva dei lunghi capelli biondi color del grano, il suo viso era allungato, con un dolce naso all'insù tempestato da lentiggini. La sua bocca era carnosa di un rosa intenso, avrebbe voluto baciarle per tutto il giorno, una volta aveva sognato quella scena e al risveglio si era toccato le labbra sperando di avere quell'umido contatto del sogno. La cosa più bella che aveva erano li occhi, un azzurro intenso, quando pioveva si ingrigivano, forse rendendoli ancora più unici.
L'aveva vista al bar dove lavorava. quasi tutte le mattina si recava a far colazione lì, Giulia era il suo nome. Rimaneva sempre non più di un quarto d'ora, giusto il tempo di bersi il suo solito cappuccino e il suo cornetto rigorosamente vuoto. La sua ordinazione era sempre quella tutte le mattine.
Ci aveva messo quasi un mese a scoprire il suo nome, e tanto di più a scoprire dove lavorava. Era un assicuratrice, il suo ufficio era a dieci minuti dal bar. Quando la vedeva allontanarsi il suo cuore smetteva di battere e calava su di lui un velo di tristezza che nulla poteva togliere. Quando con il suo vassoio toglieva la tazzina e il piattino della sua sensazione gli pareva che persino quella porcellana fosse più bella. Doveva avere Giulia nella sua vita e avrebbe fatto qualsiasi cosa per riuscirci.
Tutti i suoi pedinamenti una sera portarono un'opportunità. L'aveva seguita in una pizzeria, era entrata nel grosso parcheggio del locale, lui aveva posto la sua auto dietro ad un grosso suv, per non farsi notare, fino a quel momento era sempre stato attento, non poteva sbagliare nulla, anche il più piccolo sbaglio poteva essere fatale ai suoi intenti. Passò a venti metri dalla sua macchina, lui accucciandosi la guardò dallo specchietto retrovisore, per sua fortuna era con un'amica, erano intente a parlare nessuna delle due guardò nella sua direzione, appena gli diedero le spalle si risollevò raddrizzandosi sul sedile. Erano le venti, non poteva di certo entrare in pizzeria, non sarebbe riuscito a tenerla d'occhio, aveva già valutato tutte le opzioni e aveva deciso di portarsi dietro un panino. Al pensiero di quel culo fasciato nei jeans neri che portava quella sera gli stava venendo duro.
Diede dei morsi al panino con violenza, posò il panino, non riusciva a mangiare era troppo eccitato, si infilò una mano nei pantaloni e iniziò a masturbarsi pensando alle labbra di Giulia che gli avvolgevano il glande. Venne velocemente e si ripulì al meglio che poteva con dei fazzoletti che teneva in macchina. Guardò il panino, ma optò per accendersi una sigaretta, si mise lì a guardare l'orologio erano le venti e dieci, sperava che la serata della sua amata terminasse in fretta.
Ci volle tempo, ma finalmente verso le dieci e mezze guardò lo specchietto retrovisore e vide Giulia ritornare con la sua amica. Non si mosse, non si chinò rimase immobile per paura che facendo movimenti bruschi una delle due avrebbe potuto notarlo. Giulia dopo qualche istante uscì dal parcheggio con la sua amica, aspettò qualche secondo e le seguì. Aveva visto dove abitava era una casa isolata, sarebbe bastato andarle dietro fino a casa e prima che lei fosse entrata sarebbe sceso dall'auto dichiarandole il suo amore. Sì era un buon piano avrebbe funzionato, pregustava già la scena che lei non solo accettava il suo amore quella sera, ma lo faceva anche entrare in casa con lei. Al pensiero si stava eccitando nuovamente.
Portò a casa l'amica lui si fermò in un parcheggino poco distante, facendo finta di trafficare con il cellulare per non dare nell'occhio. Poi ripartì nuovamente dietro all'auto della sua amata. Arrivarono di fronte a casa di lei, proprio di fronte a quella villettina, ultima di una schiera di abitazioni simili in quella zona si parcheggiò dietro ad un'alta casa. Poi scese, iniziando a camminare verso casa di Giulia.
L'abitazione di lei rispetto a dove aveva parcheggiato era a circa ottocento metri. iniziò ad affrettare il passo. Lei uscendo dal garage se lo ritrovò di fronte e sussultò.
«Hai bisogno di qualcosa?» lo disse allontanandosi di un paio di passi.
«Ma come amore, non ti ricordi di me? Tutte le mattine ti servo la tua colazione, il tuo cappuccino, cornetto e succo» lei strizzò gli occhi e parve riconoscerlo.
«Si, ma cosa ci fai a casa mia? io ora dovrei entrare quindi se vuoi scusarmi» lui le afferrò il braccio.
«Dai, ma dove vai, non c'è fretta»
«Lasciami, devo andare. guarda che mi metto ad urlare» la strinse a sé mettendole una mano sulla bocca e la obbligò a camminare fino al garage» lei provava a dimenarsi, ma aveva un corpo più esile ed ogni tentativo era vano.
«Non sai quanto ti desidero, ogni volta che ti penso mi viene duro senti» la costrinse a toccargli il membro. Aprì il garage e aspettò che si richiuse.
«Almeno così possiamo stare un po' tranquilli. inginocchiati puttana e succhiami il cazzo che so che ti piace» lo tirò fuori mettendoglielo davanti agli occhi.
«Prova a mordere e giuro che ti ammazzo» iniziò a sentire il piacere della lingua sul suo glande, Giulia iniziò a piangere.
«Non piangere e continua» dopo alcuni istanti si rilassò e lei agì. gli morse il pene e mentre lui urlava dal dolore lei iniziò a cercare le chiavi del cancello nelle tasche di lui. lui la spinse via e la donna disperata, inizio a battere sul portone del garage.
Dopo un paio di colpi però, la scaraventò a terra.
«Brutta puttana che non sei altro, vieni lì al bar mettendo in mostra le tette, facendoti servire e riverire ed ora fai l'egoista sei solo una troia»
«Tu sei un pazzo, non vorrei mai con un essere ripugnante come te» la colpì con un calcio allo stomaco e lei iniziò a tossire ed avere conati di vomito.
«Sei solo uno sfigato, dal cazzo piccolo» ebbe la forza di dirgli quella frase e fargli anche il dito medio.
«Povera illusa, ma sai che ti dico? se non ti avrò io non ti avrà nessuno» iniziò a colpirla, e lei a supplicarlo. la colpì con calci e pugni in tutto il corpo. Era una furia ogni colpo era sempre più forte, fino a quando le suppliche di Giulia tacquero e il suo corpo si fermò. La guardò per qualche istante, sfigurata per i colpi ricevuti, con il viso pieno di sangue e le braccia posizionate in maniera innaturale. Cercò nel garage qualche solvente, lo trovò doveva pulire la bocca di quella stronza, lo aveva morso, avrebbero potuto trovarlo; meno male che aveva guardato un sacco di puntate di CSI. Versò gran parte della latta sul viso della donna e nella bocca, così facendo le prove si sarebbero distrutte.
«Eri davvero così bella, e con la bocca ci sapevi davvero fare. Bastava che mi accontentassi, poi non è carino insultare le persone» si inchinò sfiorandole i capelli.
«Addio, avrai sempre un posto speciale nel mio cuore» aprì il cancello con il telecomando, poi schiacciò il tasto di chiusura, lo ripulì dalle impronte buttandolo dentro prima che il portone si richiuse.
Si guardò intorno, nessuno aveva sentito nulla, era davvero fortunato. «Mi toccherà cercarne un'altra» arrivò alla macchina e ingranò la prima, soddisfatto che Giulia non sarebbe stata sua, ma nemmeno di altri.
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