-Stella stellina la morte si avvicina-
Quante volte aveva sentito quella piccola filastrocca sinistra, non si ricordava nemmeno il numero preciso. Faceva parte della sua infanzia, ma a dire il vero non si ricordava nemmeno chi l'avesse pronunciata e quando. Probabilmente in un qualche gioco da bambina, qualcuno la pronunciava per mettere paura a tutti. Sì, era l'unica spiegazione, magari alla festa di Halloween.
Sorrise perché proprio nella stessa sera di molti anni dopo, almeno venti presumeva, quella filastrocca era riaffiorata dagli abissi della mente fino alla superficie.
Superficie come il pavimento il legno della vecchia casa di sua madre. Ad ogni passo scricchiolava, emettendo quel cigolio, che si propagava in tutta la casa. Ricordava un tardo pomeriggio d'autunno, dove la nebbia calava, una leggera pioggia bagnava gli abiti e le strade. Quelle piccole gocce sembravano diamanti incastonati in ogni oggetto su cui posava gli occhi. Aveva appena finito di sbucciare delle patate, aveva intenzione di farle fritte per la serata, accompagnate ad una bella bistecca, sua mamma le adorava.
Iniziò a tagliare in piccole listarelle quei tuberi, al terzo, sentì il pavimento scricchiolare, rivolse lo sguardo verso il rumore, vedendo la madre affacciarsi sulla porta della cucina. Così facendo si distrasse, il coltello affilato scivolò sul tubero e si ferì il dito medio della mano sinistra. Il sangue iniziò a colare, sua madre ritornò in sala come se nulla fosse.
Tamponò la ferita con un pezzo di carta.
Si spostò verso la sala per prendere la sua borsa, dove all'interno teneva dei cerotti, sperava che potessero servire. Mentre rovistava nella borsa con la mano sana, guardò il sangue sul suo dito inzuppare completamente la carta. Caddero alcune gocce sul pavimento, e lei le guardò mentre formavano una macchia più grande.
Grande proprio come la rabbia che aveva sempre provato. il suono del campanello la riportò alla realtà, prese la zucca con dentro le caramelle e aprendo la porta si ritrovò di fronte a tre streghe e un lupo mannaro. -Dolcetto o scherzetto?- la frase tipica di quella sera la fece sorridere, allungando le mani distribuì manciate di caramelle a quei bambini. Dopodiché li vide allontanarsi per andare a divertirsi in quella festa.
Festa, quella parola le sembrava lontano da lei, dalle sue corde, dalla sua vita. Sua mamma non le aveva mai permesso di partecipare a quella notte in maschera e nemmeno ad ogni altro tipo di divertimento, anzi con il passare degli anni si era trovata anche costretta ad aiutarla. Lei aveva perso il lavoro, ed era tornata dalla madre con la coda in mezzo alle gambe. La pena fu che diventò la schiava di casa, come diceva sua madre doveva sdebitarsi per l'aiuto ricevuto.
Aiuto, proprio quello che aveva dato a se stessa quella notte. Sua madre era sdraiata sul pavimento di casa, in sala, aveva avuto paura che qualcuno avesse sentito qualcosa.
La paura, che sentimento straordinario, l'aveva vista negli occhi della madre quando l'aveva spinta a terra, era andata a sbattere sul tavolino affianco al divano, rovesciando a terra il posacenere colmo di mozziconi di sigaretta e un bicchiere di vetro mezzo pieno di cognac. Già, sua madre amava il cognac, lo amava persino più di lei, tanto che molte volte dopo averlo bevuto la picchiava fino a rimanere senza forza.
Una volta a terra, si era avvicinata a lei con un coltello fra le mani, le era salita sopra, non riusciva a reagire, la madre era intontita dall'alcool e dalla caduta rovinosa sul pavimento.
Brandendo il coltello le aveva sussurrato -Stella, stellina, la morte si avvicina- poi guardandola un ultima volta negli occhi, le aveva sorriso, tagliandole la gola da destra a sinistra. Il suo sangue era schizzato ovunque, una macchia scura e densa si era allargata sotto al corpo di sua madre, andando a coprire i punti dove un tempo c'erano state anche macchie del suo sangue.
Rimase per ore a fissarla, ad ogni squillo del campanello si alzava distribuendo dolciumi. Era libera e finalmente si era goduta una festa, la sua preferita Halloween, dove il male aleggia in ogni persona.
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